Per decenni, la malattia renale policistica autosomica dominante (ADPKD) è stata trattata come un destino genetico inevitabile. Ma la scienza emergente dipinge un quadro molto più incoraggiante: mentre i geni possono essere fissi, la progressione della malattia non lo è. Dieta e stile di vita stanno emergendo come potenti modificatori della salute renale, anche nelle persone con predisposizioni genetiche come l'ADPKD.
Il problema dei carboidrati
Uno dei principali fattori dietetici che contribuiscono allo stress renale è l'eccessivo apporto di carboidrati. Le diete ad alto indice glicemico, ricche di zuccheri e amidi, promuovono iperglicemia, iperinsulinemia e insulino-resistenza. Questi disturbi metabolici favoriscono l'infiammazione, lo stress ossidativo e l'ipertensione, tutti fattori che possono accelerare la crescita delle cisti nell'ADPKD. Gli individui con diabete di tipo 2 e ADPKD presentano una progressione della malattia più grave.
Un'alternativa convincente è terapia metabolica chetogenica (KMT)Questo approccio nutrizionale riduce l'assunzione di carboidrati e promuove la chetosi, uno stato metabolico in cui il corpo brucia i grassi e produce chetoni come il beta-idrossibutirrato (BHB). I chetoni sono più di un semplice carburante: riducono l'infiammazione, migliorano la funzione mitocondriale e hanno mostrato effetti renoprotettivi sia nei modelli animali che negli studi sull'uomo sulla PKD.
Colpevoli che causano i cristalli: ossalato, fosfato, acido urico
Anche le diete moderne sono ricche di composti che formano microcristalli renali, Come l'ossalato (presente in molti alimenti vegetali, tra cui spinaci e frutta secca), il fosfato (presente negli additivi alimentari) e l'acido urico (derivante da un elevato consumo di fruttosio e alcol), questi cristalli possono ostruire i tubuli renali, innescare infiammazioni e, negli individui geneticamente predisposti, avviare o peggiorare lo sviluppo di cisti.
Le persone con ADPKD sono particolarmente vulnerabili al danno indotto da cristalli a causa di anomalie comuni come un basso pH urinario e bassi livelli di citrato, entrambi fattori che aumentano il rischio di formazione di cristalli. Evitare cibi ricchi di ossalati e fosfati, ridurre al minimo il fruttosio e mantenersi idratati sono accorgimenti pratici che possono contribuire a ridurre questo rischio.
Non dimenticare sodio e potassio
La dieta moderna fornisce anche molto più sodio – e molto meno potassio – di quanto il nostro corpo si sia evoluto per gestire. Le diete ancestrali avevano un rapporto sodio/potassio di circa 1:10. Oggi, questo rapporto è invertito, con gli alimenti trasformati che forniscono troppo sodio e troppo poco potassio. Questo squilibrio contribuisce all'ipertensione e al peggioramento della funzionalità renale.
Studi condotti sia su animali che su esseri umani affetti da ADPKD dimostrano che un maggiore apporto di sodio è associato a una progressione più rapida della malattia, mentre il potassio sembra avere effetti protettivi, almeno prima della fase avanzata della malattia renale. Bilanciare questo rapporto riducendo il consumo di alimenti trasformati e includendo alimenti integrali ricchi di potassio (ove appropriato) può contribuire a ridurre lo stress renale.
Probabilmente non un fattore scatenante: le proteine
Un mito di vecchia data nella cura dei reni è che le proteine danneggiano i reniQuesta idea deriva in gran parte da studi sugli animali e da interpretazioni errate di ricerche iniziali, non da solide prove cliniche. Infatti, le diete occidentali sono spesso Basso di proteine rispetto alle diete ancestrali, in cui le proteine costituivano il 20-35% delle calorie.
Ampie revisioni e metanalisi non mostrano alcun legame convincente tra un apporto proteico normale e il danno renale. Nelle persone con malattia renale cronica (MRC), incluso l'ADPKD, un maggiore apporto proteico non ha dimostrato di peggiorare la progressione della malattia. Alcuni studi suggeriscono addirittura un effetto protettivo. La chiave è consumare proteine in quantità appropriate alla specie, non con le diete estreme e sbilanciate tipiche delle società industrializzate.
Per gli individui affetti da ADPKD, sembra sicuro e appropriato includere nella dieta una quantità moderata di proteine, senza eccessive restrizioni, soprattutto come parte di un approccio a basso contenuto di carboidrati o chetogenico in cui le proteine favoriscono il mantenimento muscolare, la sazietà e la salute generale.
Una nuova via da seguire
Nel complesso, questi risultati supportano un nuovo quadro: L'ADPKD è genetico, ma la sua progressione è influenzata dall'ambiente, in particolare dall'alimentazioneUna dieta moderna, altamente elaborata e ricca di zuccheri, cereali raffinati, additivi e composti cristallizzanti può peggiorare i risultati. Al contrario, una dieta che riduce al minimo questi fattori scatenanti e favorisce la salute metabolica, come la terapia metabolica chetogenica, può rallentare o persino invertire parzialmente la progressione della malattia.
Abbiamo passato decenni a dire ai pazienti con PKD che "non si può fare nulla" fino alla dialisi. È ora di cambiare questo messaggio. Le strategie nutrizionali non sono una cura, ma sono strumenti potenti. E rimettono i pazienti al posto di comando.
Questo blog è fornito solo a scopo informativo e non deve essere considerato un sostituto di consulenza medica professionale, diagnosi o trattamento. In caso di domande su una condizione di salute o preoccupazioni relative al proprio benessere, consultare sempre il proprio medico o un altro professionista sanitario qualificato.
Melina Messing, dottoressa di ricerca